sabato 7 maggio 2011

Il 5 Maggio, da "poesie di Sandro Bondi".

Il 5 Maggio

Ei fu. Siccome immobile,
dato il turchin confetto
stette spoglio e statico
sordo a tanto affanno
così, percossa e attonita
la minore al letto sta,
muta pensando all'ultima
ora dell'uom fecale;
né sa quando una simile
orma di pie' mortale
la sua figura immonda
a calpestar verrà.
Lui levato al predellin
vide il mio genio e tacque;
quando, con cera pànica,
cadde, risorse e piacque,
di mille voci al monitor
mista la sua non ha:
vergin di servile encomio
e di codardo oltraggio,
sorge or strenua
al sparir ch'è un miraggio;
e scioglie all'alcool una cazzata
che forse non morrà.
Da Antigua a Milano,
da Mediatrade a Macherio,
di quel mariuolo il conio
tenea dietro all'equo;
scoppiò dal Milan a Mangano,
dall'uno all'imo tribunal.
Fu vanagloria? Ai poster
l'ardua sentenza: nui
chiniam la fronte al Massimo
Coglion, che volle in lui
del creator suo spirito
più vasta orma stampar.
La porcellona e intrepida
gioia d'un gran bisogno,
l'ansia d'un cor che indocile
serve, pensando a se stesso;
e il giunge, e tiene un premio
ch'era follia sperar;
tutto ei provò: la squillo
minor del suo stesso figlio,
la fronda e la vittoria,
la reggia e il lontano esiglio;
due volte nella polvere,
vent'anni sull'altar.
Ei si nomò: due repubbliche,
l'un contro l'altra armata,
sommesse a lui si volsero,
come aspettando il fato;
ei fe' silenzio, e regio
s'assise in mezzo a lor.
E rimane, e i dì nell'ozio
chiuse in sì romana reggia,
segno d'immensa invidia
e di pietà profonda,
d'inestinguibil odio
e d'indomato amor.
Come sul capo al reo
l'Assise s'incontra e pesa,
l'Assise su cui del misero,
pur cosciente e attesa,
scorrea la vista a scernere
reato remoto invan;
tal su quell'uomo il cumulo
delle memorie difensive scese.
Oh quante volte ai servi
narrar se stesso imprese,
e sull'infime donne
cadde la stanca man!
Oh quante volte, al tacito
morir d'un giorno inerte
riposti i tacchi alti,
le braccia ai sen conserte,
stette, e dei dì che fu
imprenditor il sovvenir!
E ripensò le simulate
azioni, e i polverosi lotti,
e la lampo delle modelle,
e il Mangano ai cavalli,
el giuridiziario imperio
e il celere coprir.
Ahi! forse a tanto strazio
non cadde lo spirto anelo,
e non disperò; ma valida
venne una man dal Parlamento,
e in più spirabil aule
pietosa il trasportò;
e l'avvïò, pei floridi
sentier della contumacia,
ai bittèr, al premio
che i desideri avanza,
dov'è vergogna e tenebre
la lìbido che passò.
bella immoral! bella fica
a Fede e ai soldi avvezza!
parla anche di questo, allegrati;
ché più superba bassezza
al disonor di Patria
giammai non si chinò.
Tu dalle stanche gambe
sperdi ogn'onorevole voglia:
La Carta che unisce e onora,
che t'affanna e mi consola,
accanto al water, anche lui posò.


(non è l'ex ministro!)

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