sabato 11 giugno 2011

Gli Ultimi Giorni d'Arcore, poesia.

GLI ULTIMI GIORNI D'ARCORE (novenari in rima baciata da Giuda Finiscariota)

Nel bunker d'Arcore si avverte

il rombo delle grosse berte,

che già da giorni è sottofondo

allo spettacolo più immondo

che Silvio possa concepire.

In men che non si possa dire,

puzzoni rossi e miscredenti

insieme a zingari fetenti

il Sacro Regno Millenario

che fu di Ruby e di d'Addario

han profanato con bandiere

che non son certo rossonere:

perfin sul Duomo di Milano

svendola il pio simbol Pisano.

Le facce tristi, i cuori spenti

dei caporioni là presenti

dicono più di quanto possa

questa mia lingua rozza e rossa.

Se Stracquadanio e Capezzone

leccan la mano del padrone,

(che sempre ha amato molto i cani),

è perché aspettano domani,

quando il B1 ed il B2

lanciati dalle mani sue

distruggeranno la credenza

d'un comunista di Faenza.

E per riprendere Milano

si lancerà Angelino Alfano,

il cui testone nucleare

tutti i processi può bloccare:

persino meglio di un Katyuscia

annienta il giudice bauscia.

Da Radio Londra si dichiara

che i rossi tengono Ferrara,

ma poi si scopre ch'é Giuliano:

chi lo circonda lo fa invano,

che tutti inghiotte il Leviatano.

Purtuttavia nell'ombra trama

Tremonten Julius, comandante

delle Essebossen del Levante:

tutto levò al contribuente,

ma solo se povera gente.

Aspira ad esser successore

del Fuhrer massimo d'Arcòre,

con Von Maronen e Von Koten

che sotto gli ungon le ruoten.

Ma al Berluchstag sotto le bombe

un altro grande rischio incombe:

e Von La Russen, trafelato,

il pizzo tutto bruciacchiato,

giunge e dichiara con mestizia

che è già dei rossi la Letizia.

Pietrificato, Berlusconi

non trova più quei paroloni

con cui solea galvanizzare

le masse e le escort da scopare:

solo ripete a una ministra

“Historia Vitae est Demagistra.”

Con lui rimane Frau Gelmini,

che insegna a teneri bambini

il canto detto di Ugolino:

ma traditore fu il Bocchino,

e più dell'escort può il digiuno.

Ormai non resta più nessuno:

vicino a Silvio Berluskonen

rimangon Bondi e Kapezzonen,

Emilio Feden col cianuro

e uno che ancor ce l'ha un po' duro,

ma con le pallen ammosciate

dopo Novara e Gallarate.

Così finisce la canzone

di Silvio Fuhrer Berluscone:

non si trovò più la sua salma,

ma ancora là, con triste calma,

si vede il fido Emilio a cuccia

che l'osso del suo Silvio ciuccia.





S.M.

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