mercoledì 17 agosto 2011

In memoria di Francesco Cossiga, Turco Crociato





In memoria di Francesco Cossiga, Turco Crociato.

Da ragazzo studiò per diventare giurista.
E lo diventò.
Diplomatosi a sedici, laureatosi a diciannove.
Un ragazzo modello.
Un cristiano dabbene.
Un cristiano perfetto.
Un democristiano perfetto, poiché lo stesso ardito,
primanco del conseguimento della maturità
inseguì e conseguì la tessera del Partito
con lo scudo crociato e la scritta LIBERTAS.
Conseguita la laurea, in tre anni e rotte ore
mancava il suggello, il sigillo, la consacrazione.
Non bastavano certo una tessera e un’iscrizione
A placar le voglie di un picconatore.
A trent’anni si fece turco* tra Cristiani
e da Sassari portò lo scudo sino agli alti-piani
di Roma.
Giovane turco deputato nel governo Moro:
-Cose Turche-
Da Ministro, blindasti gli studenti
Con blindati e armi esposte ai venti.
Nel Settantotto, quando il Moro fu rapito
Creasti di “crisi” un comitato, creato e forse suggerito
Dallo stesso Licio Gelli, poiché lo stesso “comitato”
Era costituito e ben firmato, P2.
Nonostante le ombre, gli amici malsani, le strane voci
Diventasti oltre che premier e Presidente del Senato
Anche Presidente della Repubblica, senza equivoci
e con tanti amici: Andreotti, Repubblicani, Liberali e Comunisti.
Già, il voto dei comunisti mentre nascondevi Gladio,
nel caso gli stessi, magari attivisti, si fossero risvegliati
dalla loro tana, magari punzecchiati
dalla CIA americana.
Fatto non fosti per viver come bruto
Ma per seguir virtute e Palamara.
Ultimi screzi di un uomo che sapeva
troppo
Ma che parlare non poteva, non poteva
Sfasciare lo Stato
Picconarlo.
Seppellirlo al suo fianco.

p.s.
Tanti saluti da Giulio.

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