domenica 11 settembre 2011

Poesia Satirica, dalla Nascita al Peggio

Come nasce la poesia satirica? Noi de Il Peggio abbiamo deciso di utilizzare questa forma per la nostra satira o pseudo-tale (secondo alcuni), ma sarebbe bene (e farebbe bene) anche parlare della poesia satirica in generale, magari partendo dalla sua storia. Per questo, su questo blog scriveremo qualche post sulla satira in forma poetica citando alcune delle poesie satiriche che hanno fatto la storia. [asp]

La Nascita della Poesia Satirica

La cosa è ormai arcinota: far satira in Italia oggigiorno è impresa oltremodo ardua, vista l’impietosa concorrenza di un’attualità politica peraltro sempre più prosaica, sostanziata spesso e volentieri com’è da quella materia organica più o meno solida comunemente detta merda . Ma l’equipe del Peggio rifiuta sdegnosamente ogni genere di discriminazione e intende conferire anche a simili sostanze cittadinanza letteraria, anzi - pensate un po’- addirittura poetica. In virtù di questa sua filantropica peculiarità e per la sua naturale vocazione ad inseguire, oltre che i propri trippistici (ma vieppiù teppistici) flussi di coscienza, anche i flussi di controcorrente tanto cari a Battiato, l’equipe del Peggio si propone di portare una boccata d’aria nuova nel genere satirico riallacciandosi nientemeno che alle origini di quest’ultimo. La Satira nasce infatti ai tempi dell’antica Roma distillando il suo curaro (ma all’epoca ci si serviva dell’aceto italico) al ritmo dell’esametro (il verso in voga a quell’epoca). Insomma, nasce come genere esclusivamente poetico. Lucilio, Orazio, il Seneca dell’Apolocintosi, Persio, Giovenale, con accenti e umori differenti ne costruirono progressivamente la grammatica e le fortune. Venendo a epoche a noi più vicine, non privo di intenti satirici è da considerarsi sicuramente L’Inferno di Dante; o come non ricordare, qualche secolo più tardi almeno il nome di Pietro Aretino e Giuseppe Parini? Ma l’equipe del Peggio non ambisce certo a raccogliere l’eredità di questi padri nobili, anche perché fondamentalmente non gliene cale granché. Riconosciamo piuttosto Sandro Bondi e il suo paroliberismo di gusto vagamente futurista (sarà per questo che egli è stato allontanato dal suo posto di ministro? Per una insospettata forma di intelligenza, perdipiù col nemico finiano? Proprio lui? Chi può dirlo, in definitiva?) come nostro unico e autentico ispiratore, genialmente involontario aspersore di poetico letame senza il quale i Fiori del Peggio mai sarebbero sbocciati. Lode a Mishima e Majakovskij? No! Riformuliamo: lode a Mastella (non c’entra niente, ma c’entra sempre) e a Sandro Bondi!

Lourid

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