lunedì 7 novembre 2011

SILVIO'S HOWL (L'URLO DI SILVIO) (feat. Allen Ginsberg)

SILVIO'S HOWL (L'URLO DI SILVIO) 


Ho visto i migliori elementi della mia legislatura distrutti dalla follia,
morir di fame perché tutti i ristoranti erano pieni,
trascinandosi per i corridoi vuoti di Montecitorio in cerca di un incarico da sottosegretario,
peones dalla testa di Scilipoti bruciare per l'antica connessione al macchinario celeste delle ripartizioni dei posti e degli incarichi, che la scarsità di voti per la fiducia al maxiemendamento
innalzò al rango di oggetti del desiderio nella sovrannaturale oscurità di Palazzo Grazioli,
galleggiando oltre le guglie spoglie della Milano da bere contemplando musica d'Apicellla,
che mostrarono le loro teste altrettanto spoglie di cervelli alla BCE, e videro gli angeli di Draghi barcollare sui listini tra gli spreads,
che attraversarono la Cepu con occhi di trota lessa, allucinando la Basilicata e la tragedia delle Maserati di La Russa in mezzo agli interpreti disperati delle sue conferenze in inglese,
che furono espulsi dall'ordine dei medici per pubblicare libri osceni sull'omeopatico governo dei responsabili,
che si rannicchiarono su scranni non garantiti da liste chiuse,
bruciando 22 miliardi di euro in una seduta ed ascoltando il Terrore della mancata rielezione,
che furono sputati nelle loro urne fiduciose ed urinanti, tornando con una cintura di marijuana da Arcore,
che mangiarono per cinque euro al buffet di Montecitorio perché tutti i ristoranti erano pieni, o bevvero il proprio piscio digiunando a Radical Valley, la morte, o purgarono le loro panze elefantiache fiducia dopo fiducia, 
con segnali di apertura all'opposizione, droghe fornite da Tarantini, cazzo e palle mosce per mancanza di Viagra (unico segno tangibile della crisi),
incomparabili convergenze parallele saltando verso i poli di Barcellona Pozzo di Goito (Sicily) ed Arcore (Padany) illuminando il sindaco di Firenze nel Frattempo,
solidità di 315 deputati diventati 300 giovani e forti – 301 con Renzi - albe padane da festa della zucca toccandosi i Maroni, ubriachezza da champagne del Millionaire sul bidé della Santanché, quartiere dell'Olgettina con semafori lampeggianti alla cocaina e l'auto della Minetti rubata da uno sfattone, e lei rinchiusa, ma nel suo appartamento perchè non siamo ad Amsterdam, 
vibrazioni di vecchio ulivo rinsecchito e sol dell'avvenire fattosi luna nei gracchianti crepuscoli invernali di Via Botteghe oscure, castronerie da Bersani e ragazzate Renziane,
che si incatenarono alla sedia da Ministro per la corsa infinita dalla lista chiusa al sacro vitalizio,
fatti di cocaina finché il ballo di san Lavitola e Tarantini li faceva cadere, le bocche ancora aperte non sia mai che si possa ancora sbafare qualcosa, nella declinante luce dello Zoo di Montecitorio tra la gabbia di Capezzone e quella di Cicchitto – forse un cetriolo dimenticato lì dalla Brambilla -
che affondarono tutta la notte nella luce sottomarina del Billionaire, e sedettero tutto il pomeriggio di tramezzini stantii nella desolazione di Palazzo Madama, ascoltando lo scricchiolio delle elezioni anticipate dall' I-PHONE ALL'IDROGENO.


S.M. - Allen Ginsberg

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