sabato 28 aprile 2012

Il Sogno di Napolitano

Il sogno di Napolitano


Che prodigio di tramonto
che crepuscolo di dèi
ci si gode da Sorrento
mentre penso ai cazzi miei.


E il dovere che m'impone
preparare un discorsone
per l'aprile venticinque:
è per la Liberazione.


Che stanchezza, sono anziano
e le gambe son di legno
ma io son Napolitano
quel che custodisce il regno:


e con voce forte e chiara
spesso rotta in commozione
oggi celebro la bara
della fu Liberazione.


C'è del marcio nei partiti.
Cambiar legge elettorale.
La demagogia non vale.
Ora torno al Quirinale


con il naso un po' allungato
ma d'orgoglio ho gonfio il petto:
burattino son tornato
alla casa di Geppetto


in trionfo sul mio cocchio.
Ho piantato i giusti chiodi,
ho parlato da Pinocchio
ne sarà fiero Collodi.


Dalla falce e dal martello
dei miei giorni sopra i monti,
dalla caccia al manganello
quando regolammo i conti


e dai miei combattimenti
contro i Faccia e contro il Duce
un altro dittatore in nuce
pure privo di argomenti


mi costringe a stare arzillo
e dirò: mi caca il cazzo!
Ora c'è un parlante Grillo.
Un martello, che l'ammazzo!


Archiloco

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