venerdì 7 dicembre 2012

La Satira nell'Era della Riproducibilità Tecnica

La satira, io, bè, si fa presto a dire: cos’è la satira. La satira è… è… è una storia vecchia come il mondo. La buonanima di Lucifero (che Dio se l’abbia in gloria) mise in scena la prima azione satirica: mandò a puttane il paradiso terrestre con una mela. Che già ti ho detto cos’è, la satira: fare gli sgambetti, le pernacchie al potere costituito e ai potenti. Facendo ridere, se no è una tragedia. Questo per esempio non è un testo di satira, perché non fa ridere. Fa cagare, ma come lassativo non me lo prendono perché c’ho contro il cartello delle aziende farmaceutiche. Dice: il potere. C’è gente che si è marcita i maroni a tirar fuori cosa è il potere, chi è. Ma oggi? Prima c’era il padrone, la DC, la Polizia, la Chiesa, gli USA… Oggi hai voglia a mettere le ‘i’ sotto i puntini: ci sono tanti di quei poteri che la satira non muore mai di fame. Pensa solo Berlusconi l’impulso che ha dato: quando muore lui (e non è detto che non capiti) la satira c’avrà come un tracollo in Borsa. Poi c’è la diffusione degli strumenti, dei media, come dicono quelli che la sanno lunga: prima c’era la carta stampata e le canzoni e il teatro. Oggi pensa a Internet e tutto quello che gli va dietro. C’è una moltiplicazione che voglio vedere come fai a stargli dietro: tirar giù una vignetta col computer è un amen, poi fai click e fa il giro del mondo. Che magari non è nemmeno tutto ‘sto gran bene, perché è tipo col karaoke, che tutti si credono di essere a Decimo Factor e tentano la ventura. E’ che quando c’è così tanta offerta diventa più difficile capire chi canta veramente bene, e soprattutto, davvero fuori dal coro. Perché c’è tutta la questione della satira militante: si può fare politica facendo satira? Tipo che fai il tifo per un Partito. Esempio: te stai col Partito dei Pelandroni che sta all’opposizione. Loro vincono e vanno al Governo e cominciano a fare quello che facevano quelli che c’erano prima (capita). Te satiro gliela canti o gliela sviolini? Faccio un esempio: prova sul Misfatto a dire che a Travaglio gli puzza il fiato o vai sul Male a scrivere che Vauro ormai è un dinovauro. Adesso tiro lì una di quelle parole che le trovi con google: la satira non può essere contigua al Potere. Capito? non può… potere… quando sono così sottile dopo non mi capisco. Già quando andavo al catechismo da piccolo mi hanno insegnato che la satira si fa sentire di più nei momenti di crisi: pensa te oggi le arie che tirano, che c’abbiamo tre settimanali di satira e i comici ovunque (Beppe Grillo ha deciso di dare tanto lavoro ai colleghi) e l’Internet che è tutto un fermento acido-lattico. Sintetizzando: come va? Di Male in Peggio. Due parole sui fatti miei. Oggi la satira che va è quella fulminante: vignette e battute. Spinoza per tutti. Poi i comici. La satira scritta è in declino, soprattutto quella in versi: io e gli altri rimatori abbiamo sbagliato secolo, cicogna bastarda. Bisogna avere il coraggio di essere… hem… autori di nicchia. E non farsi venire i cicloni ai maroni perché non ti caga nessuno. Quando mi entra una pulce nell’occhio per reazione anziché le lacrime mi sgorga un primo verso. Se mi piace gli vado dietro e, si sa, un verso tira l’altro. La rima può anche essere faticosa ma spesso è fonte di ispirazione, ti suggerisce immagini che prima non avevi in testa. Poi cosa ne so io, che a scuola son sempre stato nell’ultimo banco. - Jena Gamuna

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