mercoledì 30 gennaio 2013

A Mario Monti, poesia satirica

Satira elettorale.

2 commenti:


  1. Addio Monti, viva le pianure!

    Son stato un amante sincero
    dei monti già fin da bambino:
    salire con spirito alpino,
    il cuore sentendo leggero.

    Ma poi, non ne faccio mistero,
    via via procedeva il cammino
    l'infame, beffardo destino
    s'è messo traverso al sentiero.

    Fu Giulio Tremonti dapprima
    che già mi fe' storcere il naso,
    cercando conforto nei fiaschi.

    Poi Mario, dei Monti la cima,
    maestro nel doppio travaso.
    E mo' pure il Monte dei Paschi!

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  2. Monti: tutte le sere sotto quel fanal…


    Scriveva il padre Dante / di Taide la puttana,
    poi c’era Messalina / signora un po’ corrotta
    che il volgo un po’ insolente / chiamava anche mignotta
    perché senza pensarci / calava la sottana.

    C’è chi lo fa per gioco / nel fine settimana.
    C’è chi la dà a noleggio / per via della pagnotta.
    C’è chi quando s’annoia / vuol l’uomo che la fotta.
    Non c’entra mai l’amore, / se mai c’entra la grana.

    Al mondo sono tante / che non le puoi contare
    e restan spesso incinte / e ognuna ha più di un figlio
    tant’è che per l’insulto / ti trovi in imbarazzo.

    Adesso io vi chiedo / non senza titubare:
    il nostro Mario Monti / è madre oppure figlio
    quando prospetta a Alfano, / per dopo, l’inciuciazzo?

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